Un’altro poemaccio sul senso

La neve posata sulla fronte della sera,
ferisce il sonno.
L’anno che mi disarciona
non aspetta.
Non fugge il senso:
si raccoglie, chini.
Prego che tu sia forte, prego che tu sia
non a parole.
La lingua cinge nuovi recinti,
scandisce il senso ai cancelli.

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