sorridere per davvero.

I marciapiedi ne erano completamente coperti. Anche i tombini che di solito spussano aria calda dalle fogne. Dice Madre che sono le case dei topi. E i tetti erano bianchi che sembravano di panna. Non volevo andare a scuola. Madre aveva ancora la porta della sua camera chiusa e si sentiva russare. Io esco allora. Che magari quando Madre si sveglia la neve è evaporata via. Ho aperto la porta piano e ho guardato fuori. Silenzio. Pace che mi sembrava di non avere le orecchie. Un odore di buono ma freddo e ghiacciato. Nessuna macchina, tutto vuoto. Nessuno in giro, solo io che guardavo fuori dalla porta, come un coniglio dalla tana. Ho chiuso e mi sono vestito senza togliermi il pigiama. Ho messo gli stivali di gomma puzzolenti e i guanti nuovi con le manopoline e la sciarpa di padre: ho preso le chiavi di Madre, le ho messe nel marsupio e sono uscito senza far nessun rumore, ho sceso le scale e sono andato nel bianco. Così:

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che quel punto sono io.

Mi piaceva che i marciapiedi erano completamente coperti. Non distinguevi più la strada che era diventata una distesa soffice come un prato, ma bianco. Non facevi caso al malumore in un giorno così. Non facevi caso al freddo o ai piedi bagnati o a Madre che dormiva. Non facevi caso che eri solo. Non sembra di essere soli in tutto quel bianco. Perchè ti riempie. Mi ha ricordato quando un giorno lo psicologo mi disse di pensare intensamente al giallo. Di pensare che il giallo mi entrava dentro dal naso e dal collo e man mano riempiva i piedi e le gambe e il sedere e la pancia e la schiena e che ero quasi tutto giallo e poi anche gli occhi ed ero giallo, giallo, giallo, e poi dovevo aprire gli occhi e dire come mi sentivo. E mi sentivo bene. E non volevo più fare le cose che faccio quando sono nervoso e non sentivo le spusse della gente e quasi mi veniva da sorridere per davvero, come fate voi.

Ero pieno di bianco e tutto era bello. Poi anche le altre persone hanno sentito che c’era troppo silenzio, e sono uscite dalle case, anche loro con sotto il pigiama, anche loro di nascosto da una Madre che dorme. Ho guardato la gente e pensavo adesso ridiamo insieme, come a scuola, adesso giochiamo ad essere pieni di bianco.

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Sorridevo e sentivo i brividi. Che vuol dire che qualcosa non va. Ma ancora non so quale cosa, così sorrido che non vuol dire che sono felice, vuol dire che non so cosa fare. Un brivido fortissimo è salito fino al collo e mi ha stretto la mandibola con la sua mano gelida e io lo guardavo senza poter far nulla e il brivido ha detto: mi rovinate tutto il bianco. E allora ho guardato dietro la gente con i pigiama sotto e ho visto che la neve si colorava di nero e che i marciapiedi e i tombini non erano come prima, erano sporchi, e si sentiva la spussa, si sentiva forte e allora ho urlato e urlato e urlato tenendomi la testa.

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Madre si è svegliata. Abbiamo fatto colazione insieme con il burro e la marmellata. Mi ha dato due baci.
Sono felice quando è con me.

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